17.03.2026 – XIII Edizione Oscar dell’EcoTurismo: la Cooperativa Palma Nana di Palermo ed il Bioresort Fontes Episcopi di Aragona tra le 19 esperienze della Penisola premiate da Legambiente per innovazione, attenzione all’ambiente, valorizzazione di natura e territori, inclusività e creazione di reti
- data Marzo 17, 2026
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I riconoscimenti sono stati consegnati sabato scorso, 14 marzo, alla Fiera Milano-Rho, nell’ambito della manifestazione “Fa la cosa giusta”, la più grande fiera nazionale dedicata al consumo critico e agli stili di vita sostenibili, quindi il luogo più adatto per continuare a promuovere un’idea diversa di turismo: non più di massa, ma dolce e di qualità, attivo e responsabile, sempre più attento all’ambiente. Una tipologia di turismo sempre più apprezzata dalle persone che optano per mete ecofriendly, dove sono state introdotte buone pratiche sostenibili, dov’è c’è attenzione alla filiera agroalimentare di eccellenza e ai servizi turistici in chiave ecologica. Tutte peculiarità, queste, che caratterizzano le due realtà siciliane premiate e che sono state tratteggiate nelle rispettive motivazioni dagli organizzatori del premio.
Alla cooperativa “La Palma Nana” il riconoscimento – ritirato dal presidente Fabrizio Giacalone – è stato conferito per gli oltre 40 anni di operatività nel settore del turismo sostenibile e sociale condotta in maniera coerente, crescendo anno dopo anno e proponendo attività integrate di turismo, educazione ambientale e divulgazione. Scoprire, osservare, assaporare, toccare, emozionarsi davanti ad uno spettacolo della natura o alle parole di un testimone del sapere, sono gli indispensabili strumenti da portare sempre con sé, insieme al rispetto verso l’ambiente, le persone e le scelte coerenti, in un’ottica di sostenibilità ambientale e sociale.
Al bioresort Fontes Episcopi di Aragona il premio – ritirato da Maurizio Tedesco, co-autore con il fratello Alfonso di questo progetto di accoglienza ma anche di recupero architettonico e del paesaggio – è stato assegnato in quanto esperienza autentica di ospitalità rurale, dove il vero “lusso” è il ritorno alla terra, tra orto biologico, cucine tradizionali a chilometro zero e una SPA ricavata dal palmento originale. Sulla scelta premiante ha avuto il suo peso anche la gestione della struttura all’insegna del motto “ricicla, riusa, riduci”: in struttura è bandita la plastica, vengono usati detersivi bio e agli ospiti sono riservati detergenti naturali di produzione propria a base di olio e piante. Ancora, il consumo idrico è ottimizzato attraverso un sistema di raccolta delle acque piovane e di fitodepurazione, mentre sotto il profilo energetico c’è un impianto fotovoltaico ad accumulo, una colonnina per la ricarica di moto e autoveicoli elettrici e gli impianti di riscaldamento e raffreddamento sono di ultima generazione, gestiti con domotica.
28.02.2026 – Demolizioni degli immobili abusivi: pubblicato l’avviso ai Comuni per le anticipazioni senza interessi. Legambiente Sicilia: “Bene i fondi, ma servono almeno 5 milioni di euro per contrastare davvero l’abusivismo edilizio”
- data Febbraio 28, 2026
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È stato pubblicato il decreto del DDG dell’Assessorato regionale all’Ambiente contenente l’avviso rivolto ai Comuni per la concessione di anticipazioni senza interessi, destinate alla demolizione degli immobili abusivi e al ripristino dello stato dei luoghi.
Leggi tutto»26.02.2026 – Forum biometano. Legambiente presenta i dati dello studio realizzato con l’Università degli Studi di Padova sulle potenzialità del biometano prodotto da scarti agricoli. Focus Sicilia
- data Febbraio 26, 2026
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In Italia il biometano da scarti e sottoprodotti agricoli, se sviluppato nel modo giusto, può rappresentare una risorsa strategica per la transizione ecologica e per raggiungere gli obiettivi al 2030 del PNIEC. Se nella Penisola si accelerasse il percorso di produzione tramite digestione anaerobica di biometano da matrice agricola (che utilizza scarti come reflui zootecnici, colture erbacee, bucce, foglie, sansa, scarti di animali…) si potrebbe arrivare a livello nazionale a oltre 5,7 miliardi di metri cubi (m3) di produzione di biometano all’anno, un valore in linea con gli obiettivi al 2030 stabiliti dal Piano nazionale energia e Clima (PNIEC).
Leggi tutto»23.02.2026 – Legambiente Sicilia interviene sul progetto per la gestione dei servizi turistici a Macari e Castelluzzo. Non si tratta di una semplice razionalizzazione dei servizi turistici ma di interventi impattanti che snaturerebbero in modo permanente il sito
- data Febbraio 23, 2026
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Nei giorni scorsi Legambiente Sicilia ha presentato le proprie osservazioni alla Regione nell’ambito del riesame del parere regionale sulla Valutazione di Incidenza ambientale per il progetto del Comune di San Vito Lo Capo sulla gestione dei servizi turistici a Macari e a Castelluzzo, evidenziando criticità sia sulla regolarità della procedura che sui contenuti legati alla tutela ambientale del sito, che riveste un eccezionale valore naturalistico.
Leggi tutto»21.02.2026 – Legambiente Sicilia: “Dal Presidente Schifani ci attendiamo coerenza e provvedimenti concreti per ripensare la pianificazione costiera”
- data Febbraio 21, 2026
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Legambiente Sicilia accoglie positivamente le dichiarazioni del Presidente della Regione, Renato Schifani, che, dopo il recente ciclone che ha colpito i comuni della costa ionica, ha affermato la necessità di “un atteggiamento responsabile da parte di tutti e una rivisitazione della pianificazione a tutela delle fasce costiere”.
L’associazione ambientalista chiede tuttavia coerenza tra le parole e i fatti, sollecitando l’avvio di provvedimenti concreti sia sul fronte delle politiche di mitigazione — promuovendo e facilitando la diffusione delle energie rinnovabili — sia per adattare il territorio costiero alla nuova realtà imposta dai cambiamenti climatici.
Leggi tutto»17.02.2026 -Ciclone Harry: Cronaca di un disastro annunciato e i suoi effetti sulla costa Ionica. Le proposte di di Legambiente Sicilia
- data Febbraio 17, 2026
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Si è tenuta questa mattina a Messina la presentazione del dossier analitico sulle cause e gli effetti del ciclone Harry e sulla condizione critica della fascia ionica compresa tra Giardini Naxos e Scaletta Zanclea.
Leggi tutto»09.02.2026 – Emergenza Smog: i dati del rapporto “Mal’Aria di città 2026” di Legambiente: luci e ombre dell’inquinamento atmosferico nelle città italiane. Focus Sicilia
- data Febbraio 09, 2026
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Lo smog nelle città italiane diminuisce, ma non abbastanza da cambiare davvero rotta.
Secondo quanto emerge dal Rapporto Mal’Aria di città 2025 di Legambiente, che ha analizzato i dati delle Arpa regionali rilevati dalle centraline anti-smog, sono 13 i capoluoghi di provincia che nel 2025 hanno superato i limiti giornalieri di PM10 (50 microgrammi per metro cubo per un massimo di 35 giorni all’anno), contro i 25 del 2024, i 18 del 2023 e i 29 del 2022.
06.02.2026 – Dossier Comuni Ricicloni Sicilia 2025 Premiati 99 Comuni Rifiuti Free, uno in più rispetto all’edizione dello scorso anno.
- data Febbraio 06, 2026
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Dossier Comuni Ricicloni Sicilia 2025
Premiati 99 Comuni Rifiuti Free, uno in più rispetto all’edizione dello scorso anno.
Invariato il numero dei Comuni con percentuale pari o superiore al 65% di raccolta differenziata: 303.
Tra questi sono 135 quelli considerati “Ricicloni” per aver raggiunto o superato la soglia del 75%.
Ma la raccolta differenziata segna il passo, aumentando solo dello 0.67%, mentre dopo 7 anni di calo torna a crescere, seppur di poche tonnellate, la produzione di rifiuti indifferenziati.
Leggi tutto»28.01.2026 – Frana di Niscemi. Va immediatamente messa mano al Piano Nazionale per l’Adattamento al Cambiamento Climatico e vanno scelte politiche urbanistiche completamente diverse, a volte così dirompenti da essere inizialmente invise alla popolazione, per garantire una vivibilità sostenibile nel futuro
- data Gennaio 28, 2026
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I drammatici fatti di Niscemi, con la gigantesca frana che ne sta inesorabilmente divorando il versante Ovest, non possono che esser letti come il risultato del combinato disposto tra la condizione geologica dell’area e il modo in cui si è costruito ed urbanizzato nell’area oggi interessata dal fenomeno.
A questa conclusione si arriva intanto osservando quanto accaduto nel passato. Quella porzione dell’abitato collinare di Niscemi fu interessata nel 1790 da una potente frana che obbligò la gente ad abbandonare precipitosamente il quartiere delle Sante Croci con le case e la chiesa che era stata costruita subito dopo il sisma del 1693.
La descrizione della frana di allora, condita dal racconto delle esalazioni sulfuree, delle paure ancestrali, dei rumori e dei sinistri boati ci descrive perfettamente un andamento identico a quello odierno.
Stessa cosa nel 1997, il 12 ottobre di quell’anno, infatti, Niscemi dovette precipitosamente scappare dal suo ciglio occidentale perché la terra si aprì e grandi porzioni dell’abitato dei quartieri di Sante Croci, Pirillo e Canalicchio, vennero interessati da un potente movimento franoso.
Nel 1997 il fenomeni finì per decretare l’abbandono di ben 48 edifici e la demolizione degli stessi e della chiesa delle Sante Croci che la frana aveva letteralmente tagliato in due dall’alto in basso. Niscemi dovette da un lato cambiare la sua urbanistica e dall’altro, purtroppo, attendere anni ed anni per i ristori a chi venne colpito dall’evento.
Quella di oggi è la terza edizione della stessa identica fenomenologia: una frana di rotazione innescata dal sistema geologico su cui poggia l’abitato niscemese. Qui, infatti, uno spesso strato di roccia arenacea, costituita da sabbie recenti plio e pleistoceniche, con comportamento rigido, poggia direttamente su strati argillosi a comportamento plastico ed impermeabile. In occasione di copiose piogge, l’acqua penetrata nello strato arenaceo permeabile finisce per creare lungo la linea di contatto con le argille una sorta di superficie di scorrimento lubrificata e, quindi, per gravità vedere scivolare verso il basso intere porzioni degli strati di roccia arenacea sovrastante. Il movimento è tale che la coltre rocciosa scende in molti casi rimanendo intera, tant’è che si può osservare come quello che era posato sulla superficie superiore del banco roccioso, auto, furgoni, pavimentazioni, oggetti vari, sia rimasto fermo ma una ventina di metri più in basso.
Probabilmente il movimento franoso verificatosi oggi è ancor più vasto di quello del 1997 ed infatti l’area sin qui interdetta si estende ad una larga fetta dell’abitato comprendendo persino un istituto scolastico.
Bisogna però ribadire alcune cose che rendono l’evento quasi prototipale rispetto a come l’acuirsi del cambiamento climatico possa rendere instabile la nostra isola.
L’area di cui si parla è inserita nel PAI della Regione Siciliana come Rischio geomorfologico 3 e 4 che sono i massimi gradi di rischio, quelli, cioè, che dovrebbero indicarci la necessità di intervenire per mitigare quanto più possibile la possibilità del rischio stesso. Lì, invece, al di là di quanto era stato fatto nei secoli passati, la città ha continuato ad abitare ed usare sino ai lembi più esposti del ciglio del colle. Le attività umane hanno cambiato il modo in cui le acque meteoriche entrano in contatto con la roccia sottostante, le case si sono affastellate lungo un versante praticamente in “certezza di frana”.
La situazione di Niscemi è grave ma rappresenta quello che pare essere il destino del Bel Paese, in cui, se ne rese conto Leonardo Da Vinci quando scrisse: “Li monti sono disfacti dalle piogge e dalli fiumi, L’acqua riempie le valli, e vorrebbe ridurre la terra in perfetta sfericità, s’ella potessi…”, la pericolosità e la rischiosità geomorfologiche e idrogeologiche sono il contraltare della bellezza montana del paesaggio.
In poco più di un secolo, l’Italia ha subito 17.000 gravi frane in 14.000 luoghi e con quasi 6000 vittime dirette. Diversi sono i paesi e le porzioni di abitati abbandonati a causa dei movimenti franosi e l’instabilità del sistema italiano rappresenta di gran lunga la principale emergenza idrogeologica dell’intera Europa. Tutto questo viene ad essere acuito, ed in maggior modo in Sicilia, a causa degli effetti del cambiamento climatico che, nella sola nostra isola ci ha colpito con 48 eventi meteo estremi nel solo 2025 tutti seguiti da danni importanti alle infrastrutture pubbliche e private.
Va immediatamente messa mano al Piano Nazionale per l’Adattamento al Cambiamento Climatico e vanno scelte politiche urbanistiche completamente diverse, a volte così dirompenti da essere inizialmente invise alla popolazione, per garantire una vivibilità sostenibile nel futuro.
A Niscemi come sulla costa ionica non possiamo immaginare che si possa ricostruire come prima e, come chiedono alcuni, più di prima.
28.01.2026 – GIORNATA MONDIALE DELLE ZONE UMIDE. Accendiamo i riflettori sullo stato degli ecosistemi acquatici e chiediamo una più rigorosa tutela. 30 gennaio – 3 febbraio 2026
- data Gennaio 28, 2026
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La GIORNATA MONDIALE DELLE ZONE UMIDE celebra la firma della Convenzione di Ramsar sulle zone umide di importanza internazionale, avvenuta il 2 febbraio 1971, il primo vero trattato globale sulla conservazione e la gestione sostenibile degli ecosistemi naturali. Gli ecosistemi acquatici sono infatti ambienti di straordinaria importanza:
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